Ieri, 10 settembre 2025, a Roma, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), sono state presentate le stime vendemmiali elaborate da Assoenologi, ISMEA e UIV.
I dati raccontano di una vendemmia abbondante e di grande qualità: si stimano 47,4 milioni di ettolitri di vino, pari a un incremento dell’8% rispetto al 2024. Dopo due annate più contenute, l’Italia torna su livelli produttivi vicini alla media storica. Tuttavia, la fotografia del mercato non è altrettanto rassicurante: consumi interni in calo, giacenze alte e tensioni commerciali sui mercati internazionali potrebbero rendere difficile valorizzare appieno questa annata.
I numeri chiave della vendemmia 2025
- Produzione complessiva: 47,4 milioni di ettolitri.
- Variazione annua: +8% rispetto ai 43,9 milioni del 2024.
- Confronto storico: i volumi si avvicinano alla media quinquennale (circa 48 milioni di ettolitri).
- Qualità: uve sane, maturazione regolare, ottimo equilibrio tra zuccheri e acidità, con punte di eccellenza in molte regioni.
Le regioni protagoniste
Le aree in crescita
- Veneto: con quasi 12 milioni di ettolitri, rappresenta circa il 25% del vino italiano.
- Puglia: crescita robusta, spinta soprattutto dai vini da tavola e IGT.
- Emilia-Romagna: mantiene volumi molto alti e stabili.
- Sud Italia: aumenti consistenti in Sicilia (+12%), Campania (+10%) e Abruzzo (+9%), grazie a un’annata favorevole dal punto di vista climatico.
Le aree in calo
- Toscana: la regione più penalizzata, con un calo a doppia cifra (-11%) rispetto al 2024, dovuto a piogge e grandinate primaverili.
- Centro Italia: andamento complessivamente negativo, con produzioni in contrazione in Umbria e Lazio.
- Nord-Ovest: situazione più variegata, con incrementi moderati in Piemonte ma riduzioni localizzate in Lombardia.

Perché l’annata è positiva
Tre i principali fattori che hanno favorito la campagna 2025:
- Clima regolare: inverno piovoso, primavera equilibrata e un’estate con buone escursioni termiche.
- Gestione agronomica attenta: lotta fitosanitaria efficace, in particolare contro peronospora e oidio.
- Tecniche di raccolta mirate: molti viticoltori hanno calibrato i tempi di vendemmia per massimizzare maturazione fenolica e aromaticità.
Il risultato è un’uva che promette vini freschi, equilibrati e longevi, con ottime prospettive soprattutto per i rossi da invecchiamento.
Le ombre sul mercato
Dietro i buoni numeri in vigna, il settore deve affrontare sfide complesse:
- Giacenze elevate: al 31 luglio 2025 le cantine italiane custodivano circa 36 milioni di ettolitri, un livello che rischia di pesare sui prezzi.
- Consumi interni: calo stimato del 2% nel 2025, soprattutto tra i vini comuni e le fasce di prezzo medio-basse.
- Export: crescita a valore (+1,5% nel primo semestre 2025), ma calo nei volumi (-3%), con difficoltà in mercati strategici come USA e Germania.
- Competizione internazionale: Spagna e Francia, pur con produzioni più contenute, puntano sull’export aggressivo, aumentando la pressione sui mercati esteri.
Le prospettive per la filiera vitivinicola
Dalla conferenza di ieri sono emerse alcune raccomandazioni chiave:
- Gestire meglio l’offerta, evitando eccessi produttivi che possano deprimere i prezzi.
- Valorizzare la qualità, puntando su Doc e Docg, leve fondamentali per differenziare il vino italiano.
- Potenziare la promozione internazionale, con focus su mercati emergenti e alto spendenti.
- Innovazione in vigneto e cantina, per garantire resilienza al cambiamento climatico e maggiore competitività.
La vendemmia 2025 si preannuncia abbondante e di qualità, con 47,4 milioni di ettolitri che riportano l’Italia ai vertici mondiali. Ma senza una strategia mirata per sostenere il mercato interno ed estero, l’annata rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio. La sfida sarà quella di trasformare la quantità in valore, mantenendo alta la reputazione del vino italiano nel mondo.
Per consultare il comunicato ufficiale con tutti i dati nel dettaglio, visita il sito dell’Unione Italiana Vini.
