Martedì 26 novembre, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha incontrato i rappresentanti della filiera vinicola per discutere dei vini dealcolizzati e low-alcol. Durante l’incontro, ha presentato una bozza del decreto, sviluppata anche in risposta alle richieste avanzate dai produttori nei giorni precedenti. La proposta è stata accolta positivamente dalle cantine, che l’hanno considerata un importante passo avanti verso una regolamentazione chiara e condivisa per questa nuova categoria di prodotti.
Il contesto normativo
La possibilità di produrre vini low alcohol e no alcohol nasce da una normativa europea che consente di considerare queste bevande parte integrante della categoria dei vini, purché rispettino precisi standard qualitativi. Fino a poco tempo fa, in Italia non era consentito de-alcolizzare i vini oltre una certa soglia, ma con il decreto il panorama cambia radicalmente. Ora, i produttori italiani potranno competere in un mercato globale in rapida crescita, stimato in forte espansione nei prossimi anni.
Che cosa sono i vini senza e a basso contenuto alcolico?
- Vini senza alcol (0-0,5% vol): ottenuti attraverso processi di de-alcolizzazione che preservano gli aromi e i sapori originari del vino, eliminando quasi completamente l’alcol.
- Vini a basso contenuto alcolico (fino al 5-6% vol): mantengono una gradazione alcolica ridotta rispetto ai vini tradizionali, ottenuta grazie a tecniche di vinificazione o de-alcolizzazione parziale.
Questi vini rappresentano un’opportunità per chi desidera godersi l’esperienza sensoriale del vino senza gli effetti dell’alcol, come chi deve guidare, segue una dieta specifica o preferisce limitare il consumo alcolico per motivi di salute.
Le nuove norme per i vini senza e a basso contenuto alcolico in Italia
La bozza del decreto ministeriale disciplina la produzione di vini dealcolizzati (con alcol ≤ 0,5%) e parzialmente dealcolizzati (alcol > 0,5% ma inferiore a 8,5-9%), stabilendo che queste classificazioni debbano essere indicate in etichetta.
Le regole introdotte dalla bozza di decreto
- Classificazioni obbligatorie: i vini dealcolizzati e parzialmente dealcolizzati devono essere chiaramente indicati in etichetta, accanto alla categoria originale.
- Esclusioni: i vini Dop e Igp non possono subire processi di dealcolizzazione.
- Tecniche approvate: evaporazione sottovuoto, membrane e distillazione sono i metodi ammessi, vietando però l’aggiunta di zuccheri o aromi esterni. È consentito recuperare aromi e acqua estratti dal processo, ma solo all’interno di un sistema chiuso e automatizzato.
Prospettive per il settore
L’Unione Italiana Vini (Uiv) ha accolto favorevolmente il decreto, evidenziando che, sebbene migliorabile, fornisca un quadro normativo dettagliato che tutela qualità e trasparenza. Inoltre, il provvedimento permette di allinearsi ai competitor europei, aprendo a nuovi mercati e target di consumatori senza minare la domanda di vini convenzionali.
Questa normativa rappresenta un passo verso l’innovazione, conciliando esigenze di modernità con il rispetto della tradizione vinicola italiana.
