Vini senza alcol e a basso contenuto alcolico: una nuova era per la produzione italiana?

28/11/2024


Martedì 26 novembre, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha incontrato i rappresentanti della filiera vinicola per discutere dei vini dealcolizzati e low-alcol. Durante l’incontro, ha presentato una bozza del decreto, sviluppata anche in risposta alle richieste avanzate dai produttori nei giorni precedenti. La proposta è stata accolta positivamente dalle cantine, che l’hanno considerata un importante passo avanti verso una regolamentazione chiara e condivisa per questa nuova categoria di prodotti.


Il contesto normativo

La possibilità di produrre vini low alcohol e no alcohol nasce da una normativa europea che consente di considerare queste bevande parte integrante della categoria dei vini, purché rispettino precisi standard qualitativi. Fino a poco tempo fa, in Italia non era consentito de-alcolizzare i vini oltre una certa soglia, ma con il decreto il panorama cambia radicalmente. Ora, i produttori italiani potranno competere in un mercato globale in rapida crescita, stimato in forte espansione nei prossimi anni.


Che cosa sono i vini senza e a basso contenuto alcolico?
  • Vini senza alcol (0-0,5% vol): ottenuti attraverso processi di de-alcolizzazione che preservano gli aromi e i sapori originari del vino, eliminando quasi completamente l’alcol.
  • Vini a basso contenuto alcolico (fino al 5-6% vol): mantengono una gradazione alcolica ridotta rispetto ai vini tradizionali, ottenuta grazie a tecniche di vinificazione o de-alcolizzazione parziale.

Questi vini rappresentano un’opportunità per chi desidera godersi l’esperienza sensoriale del vino senza gli effetti dell’alcol, come chi deve guidare, segue una dieta specifica o preferisce limitare il consumo alcolico per motivi di salute.


Le nuove norme per i vini senza e a basso contenuto alcolico in Italia

La bozza del decreto ministeriale disciplina la produzione di vini dealcolizzati (con alcol ≤ 0,5%) e parzialmente dealcolizzati (alcol > 0,5% ma inferiore a 8,5-9%), stabilendo che queste classificazioni debbano essere indicate in etichetta.


Le regole introdotte dalla bozza di decreto
  • Classificazioni obbligatorie: i vini dealcolizzati e parzialmente dealcolizzati devono essere chiaramente indicati in etichetta, accanto alla categoria originale.
  • Esclusioni: i vini Dop e Igp non possono subire processi di dealcolizzazione.
  • Tecniche approvate: evaporazione sottovuoto, membrane e distillazione sono i metodi ammessi, vietando però l’aggiunta di zuccheri o aromi esterni. È consentito recuperare aromi e acqua estratti dal processo, ma solo all’interno di un sistema chiuso e automatizzato.

Prospettive per il settore

L’Unione Italiana Vini (Uiv) ha accolto favorevolmente il decreto, evidenziando che, sebbene migliorabile, fornisca un quadro normativo dettagliato che tutela qualità e trasparenza. Inoltre, il provvedimento permette di allinearsi ai competitor europei, aprendo a nuovi mercati e target di consumatori senza minare la domanda di vini convenzionali.

Questa normativa rappresenta un passo verso l’innovazione, conciliando esigenze di modernità con il rispetto della tradizione vinicola italiana.

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